Alla scoperta di Seul, la capitale più cool dell’Estremo Oriente
di Sabrina Quartieri
Itaewon-Seul
Sbarcare a Seul è come entrare in una bolla di sapone e cominciare a muoversi timidamente in una dimensione che inizialmente spaventa, per il timore di non sapersi orientare e di non riuscire a capire quello che la capitale più cool dell’Estremo Oriente vuole raccontare di sé. Bulimica in quanto a stimoli che ha da offrire, questa grande metropoli travolgente e mai noiosa, disarmante e magnetica, non dorme mai. Cuore della Corea del Sud, Seul pulsa a ritmi inarrestabili ed è maestra (senza rivali) nel dettare tendenze e stili nell’Est del mondo. Ma, allo stesso tempo, è attenta custode della sua antica bellezza: il patrimonio artistico della città racconta di un’epoca gloriosa durante il regno della dinastia Joseon.
 
 

Così, la grande nube grigia che fa da tetto a Seul, viene spazzata via in fretta, man mano che il visitatore si lascia trasportare dai mille volti glamour e pieni di fascino di questo microcosmo. Al grigio più mesto, si oppongono eleganti grattacieli dalle forme sinuose, coloratissime insegne luminose, villaggi decorati con giganteschi graffiti e case tradizionali dai tetti di legno magistralmente scolpiti. Se si ha voglia di sperimentare, Seul vale molto più che uno stopover. Ma prima di lanciarsi alla scoperta di questa caleidoscopica metropoli, bisogna dotarsi di tre cose imprescindibili per una vacanza “fai da te”: la mappa della metropolitana (ciascuna stazione ha un nome e un numero, e ogni linea corrisponde a un colore che la identifica); la tessera prepagata per i trasporti “T money” (una specie di Oyster card asiatica) e un’applicazione che si chiama “KakaoMap” scaricata sul telefono, per sapere come raggiungere i vari punti di interesse. Un tris tipo kit di sopravvivenza, per cominciare ad entrare in confidenza con una città che in breve tempo, si farà comunque capire senza troppe difficoltà.
 
Per un tour a prova di insider, ci sono dei “must” di cose da vedere e da fare, che consiglierebbe qualsiasi coreano doc. Poche mosse, ma fondamentali per immergersi nel mood, nei sapori e nei colori unici di un luogo dove non ci si annoia mai. Presentata dalla CNN come “una delle migliori città al mondo per lo shopping”, Seul non smentisce. Anzi, ogni anno e per 365 giorni, continua ad attrarre visitatori grazie ai mall aperti anche di notte, ai department store pieni di articoli e alle intere avenue dedicate al fashion, che dettano gli ultimi trend in fatto di stile.  Il posto che più degli altri richiama la curiosità degli “shopaholics”, è la strada che si è conquistata il titolo di prima destinazione turistica per stranieri: Myeong-Dong. Questo posto, oltre a ospitare gli stores coreani di Lotte e Shinsegae, o gli amatissimi Uniqlo e Zara, è un susseguirsi di negozi per appassionati di cosmesi e beauty. Le almeno cento vetrine presenti sono delle vere e proprie calamite per i turisti. Nelle loro vicinanze infatti, non mancano mai dei grandi pupazzi che annunciano promozioni o anche delle gradevoli ragazze butta-dentro, che intercettano tra i passanti chi è in cerca di prodotti di bellezza. Come le amatissime maschere per il viso, di tutte le tipologie, come alla bava di lumaca o alla placenta, ideali per gli impavidi o per stupire i propri cari con un souvenir originale (ma anche utile).
 
Ancora, Seul ospita una vastissima città dello shopping: è la Dongdaemun Fashion Town, a ridosso della scintillante e maestosa opera in alluminio firmata dagli architetti Zaha Hadid e Samoo. Qui molti mall restano aperti fino alle 5 del mattino, rendendo la zona ideale per fare acquisti ad ogni ora, di articoli moderni dei grandi magazzini o di prodotti più tradizionali venduti nei mercatini. Ma il vero protagonista di Dongdaemun è lo street food tradizionale coreano: la tappa imperdibile è al centenario Gwangjang Market, per assaggiare le frittelle di fagioli Mung, i ravioli al vapore, gli gnocchi di riso o gli involtini di sushi (in questo mercato, in particolare al “Soonine Bindaetteok”, una volta fece visita il regista Tim Burton). Ma in città il cibo take away non manca mai: spostandosi a Seoul station, ci si ritrova immersi nei vapori del Namdaemun market, il più popolare e storico della Corea del Sud (vanta infatti 600 anni di vita). Approfittando dei prezzi bassissimi, si possono ordinare delle gustosissime zuppe di noodle – anche dette Kalguksu – e dell’ottimo pesce spada brasato (il galchi jorim). Se invece si ha voglia di arrosticini o di spiedini di calamari, basta fare un pit-stop a Insa-dong, la più popolare strada dello street food, ma anche dell’artigianato locale e dei pregiati “Hanbok”, gli abiti tradizionali coreani.
 
Per vivere un’esperienza fuori dal comune, con meno di dieci euro, c’è la possibilità di affittare uno di questi bellissimi costumi d’epoca e, per 60 minuti, andare in giro per la città come le donne aristocratiche nel Seicento. Con selfie stick alla mano per le foto ricordo, attraversare in “Hanbok” la Stanza del trono e il Giardino segreto del Changdeokgung Palace, sarà come compiere un tuffo indietro nel tempo. Questa oasi di pace fatta di piccoli padiglioni, laghetti e boschi, in passato era accessibile solo ai membri della famiglia reale, quindi la visita merita davvero. Non da meno, in quanto a fascino, è il tour nei villaggi che ospitano le tradizionali case coreane dette “Hanok”, abitate nei secoli scorsi dagli aristocratici. La prima passeggiata è a Bukchon, una zona dove le strutture sono state riadattate a ristoranti, gallerie d’arte e eleganti sale da tè (imperdibile l’infuso allo zenzero). La seconda, meno turistica, è a Namsangol, nel cuore della metropoli. Qui, un insieme di cinque case antiche si svelerà al seguito di una guida locale (eccetto il martedì, giorno di chiusura).
 
Dal passato, si torna nel mondo contemporaneo varcando la soglia del Leeum, il Museo dell’Arte di Samsung, interessante anche solo per la struttura architettonica della sede; oppure spingendosi fino all’ingresso del parco di Naksan, dove si trova l’Ihwa Mural Village. Una parte di Seul caratterizzata da interessanti graffiti, deliziose botteghe di artigiani e designer locali, curiose gallerie d’arte e insoliti locali-ristorante, composti da una piccola cucina a parete e da un tavolo sociale. Questo microcosmo colorato che sembra non appartenere alla moderna e frenetica capitale, va visitato al tramonto: la terrazza naturale offerta, dotata di strambe sagome di ferro protese verso l’orizzonte, è una cartolina speciale da tenere nell’album dei ricordi più belli e più romantici. Insieme a un’altra. Perché Seul, oltre a mantenere vive le tradizioni e a dettare nuove tendenze, ospita anche un luogo iconico, per chi vuole scambiarsi promesse d’amore. Per raggiungerlo, si deve salire a bordo della funicolare che conduce alla torre panoramica della città: alla Namsan Seoul Tower, coppie più o meno giovani, mano nella mano, si godono lo scenario mozzafiato che si apre dall’osservatorio e, prima di andare via, sugellano i loro sentimenti con un lucchetto che lasceranno legato al piccolo ponte dell’altissima torre.
 
La sera Seul si accende di colori: le insegne luminose dei ristoranti di Itaewon dicono ai turisti che questa è la strada giusta per avere – in un unico luogo – tutti i sapori del mondo. Compresi quelli coreani ovviamente, che si esprimono nel famosissimo piatto Bibimbap, a base di riso e ingredienti salutari, nel Kimchi, servito ad ogni pasto e nel Bulgogi (carne di manzo marinata in salsa di soia). Quello che a cena è un tempio sacro per gli amanti del buon cibo, a tarda sera si trasforma in una vibrante zona della movida, anche gay-friendly (in particolare, a Homo Hill). Per chi cerca un mood hipster e bohémien invece, c’è il distretto universitario di Hongdae. Qui, dopo aver mangiato un buon ramen in uno dei locali che si affacciano sulla piazza appena fuori dalla stazione metropolitana, il must della serata è il “Noraebang”. Ovvero il karaoke: nelle stanze adibite al canto, ci si rintana in comitiva con tanto di coperte, cose da bere e da sgranocchiare, e si trascorre il tempo ad interpretare i brani del celebre k-pop coreano. Ma l’esibizione è rigorosamente a turno. Il proprio lo si attende, mentre si sta seduti in modo composto sui divanetti presi in affitto a pochi euro all’ora.
 
Un altro modo per trascorrere la serata come farebbe un sudcoreano doc, è entrare in un “Jjimjilbang”, ovvero in una sauna tradizionale, dove è possibile anche fermarsi a dormire. In città è molto popolare la “Dragon Hill Spa”, che si trova di fronte alla stazione della metropolitana Yongsan. L’ingresso costa tra i sei e i 12 euro. Dopo aver pagato, ogni persona viene dotata di due asciugamani e di un pigiama, da usare però solo nelle zone comuni. Ovvero dove ci si incontra per divertirsi ai videogiochi, per mangiare un boccone o per guardare una puntata di una serie televisiva. Le aree riservate alle vasche e alle saune infatti – separate per donne e uomini – impongono infatti una regola rigida: al loro interno si gira completamente nudi. Inizialmente un po’ di imbarazzo c’è, ma lo si dimentica presto, quando una sensazione di calma assoluta prende il sopravvento. E poiché a Seul il calore arriva dai pavimenti, è imperdibile una sosta nella grande sala riscaldata, dove si passa il tempo sonnecchiando o facendo stretching.
 
Lasciando le tradizioni a Seul, e spostandosi un po’ più a Nord, c’è un’ultima esperienza da vivere che, da sola, vale il viaggio: la visita alla Zona Demilitarizzata che divide le due Coree, un territorio cuscinetto lungo il 38esimo Parallelo. Così fu deciso con l’armistizio firmato dopo il conflitto del 1950-1953, che si consumò nella Penisola durante la Guerra Fredda. Partecipare al tour organizzato nella “ZDC”, significa conoscere le storie di tante famiglie divise e mai più riunite; ma anche guardare in faccia la parte più meridionale della Corea del Nord. Una landa desolata, tremendamente grigia, cupa, apparentemente disabitata, che si mostra chiara agli occhi del visitatore, grazie a un grande binocolo puntato in quella direzione. L’itinerario prosegue fino alla bocca di uno dei quattro tunnel (ormai scoperti dai sudcoreani), fatti costruire dal regime dittatoriale di Pyongyang per invadere e conquistare Seul. Un lungo sotterraneo che è possibile percorrere per un tratto, e dove non si può fare a meno di pensare al dolore vissuto da due popoli divisi di una stessa nazione spaccata a metà. La tappa conclusiva, non a caso, è alla stazione ferroviaria di Dorasan, che con i suoi treni unirebbe le due Coree. Ma non c’è nessun convoglio in grado di varcare il confine. «Resta solo la speranza che un giorno si tornerà alla pace e alla riunificazione», ripetono all’unisono le guide sudcoreane ai visitatori. Che, in fila, aspettano pazientemente il proprio turno per mettere un timbro-ricordo della stazione sui won di carta che valgono meno di un euro.
 
Per volare a Seul dall’Italia, ci sono diverse soluzioni. Ma c’è una compagnia aerea che – percorrendo la rotta polare – riesce a raggiungere più velocemente le destinazioni asiatiche: è la finlandese Finnair, specializzata in voli a lungo raggio tra l’Oriente e l'Europa, grazie alla posizione strategica del suo hub di Helsinki. Attualmente, questa compagnia aerea ha in ordine 19 degli avanzatissimi A350 XWB (12 sono già stati consegnati), dotati di un fresco design d’ispirazione nordica in cabina, dell’illuminazione a LED e del servizio Wi-Fi a bordo. Ancora, questi giganti dei cieli offrono un avanguardistico sistema di intrattenimento (Nordic Sky), compreso il Peace of Mind Channel, per un viaggio all’insegna del relax e della meditazione. A bordo, grande attenzione è dedicata al cibo d’eccellenza: Finnair dal 2013 lavora con acclamati chef che creano menu personalizzati per la Business Class. L’ultimo nome che sta deliziando i palati in volo arriva dal Giappone. Si tratta di Rika Maezawa, e i suoi piatti promettono suggestive esperienze culinarie, tra il nostalgico e il moderno, a base di verdure e non solo.
 
Il transito è pensato per essere “a misura d’uomo”: l’aeroporto di Helsinki-Vantaa non è mai affollato, i gate sono ravvicinati e facili da raggiungere, per favorire il traffico dei passeggeri. L’hub inoltre propone collezioni d’arte permanenti, installazioni e mostre. Ma non finisce qui: la prossima estate verrà completamente rinnovata la sua pista principale e si procederà all’estensione del terminal, pur mantenendo un’unica struttura. Lo scalo di Helsinki permette poi di compiere un autentico tuffo – seppur breve - nella Lapponia finlandese. Nel Duty Free infatti non mancano curiosi prodotti tipici della terra delle renne e delle aurore boreali. Il volo Finnair verso Seul, infine, regala emozioni inaspettate: poco prima di atterrare in Corea del Sud infatti, ci si riempie gli occhi di bellezza appena svegli, quando si viene rapiti da un’alba che accende di una luce potentissima i colori del deserto del Gobi, la sconfinata meraviglia che occupa un po’ di Mongolia e un pezzo di Cina.
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