Una cantina di 200 km, antichi villaggi e città-fantasma sovietiche: in Moldavia per stupirsi
di Sabrina Quartieri
Complesso archeologico di Orheiul Vechi - villaggio di Butuceni
Una casa-museo vecchia di cent’anni con le ciambelle di pane appena sfornate; una Repubblica autoproclamata che sembra un fantasma sovietico; una capitale che parla d’amore e, ancora: antichi monasteri, una cantina di vino sotterranea lunga 200 chilometri e una collina abitata da una comunità gitana facoltosa, che si sfida “a colpi di ville hollywoodiane”. Sincera e autentica, la Moldavia, nell’Est europeo, racchiude in sé un microcosmo di inaspettate sorprese pronte a stupire, a partire dalla sua capitale Chišinau. È l’amore, quello potente e spesso impossibile, a guidare il visitatore in un tour alla scoperta della città solcata dall’elegante boulevard intitolato a Ștefan Cel Mare. Ovvero, Stefano il Grande, l’amatissimo sovrano che regnò dal 1457 al 1504, difendendo la libertà del suo popolo dalle aggressioni dell’Impero Ottomano. Oggi, la sua statua si trova all’ingresso del giardino pubblico a lui intitolato, rendendolo uno degli angoli più frequentati dai giovani innamorati (in passato, i novelli sposi moldavi venivano qui a omaggiare il “Re buono” con ghirlande e mazzi di fiori).
 
 

Passeggiando tra le stradine del parco che porta il suo nome, si trascorre il tempo all’insegna del romanticismo. Soprattutto quando si attraversa il vicolo “dei classici”, puntellato di busti in pietra in memoria di personaggi famosi del passato. Come il poeta e giornalista rumeno Mihai Eminescu che, pubblicando sui giornali versi di accusa contro i politici locali, in realtà faceva arrivare parole d’amore alla donna che lo conquistò per tutta la vita: Veronica Micle. Lei, a sua volta poetessa e scrittrice rumena, appartenendo a un altro uomo, rispondeva alle ardenti lettere con altrettante appassionanti missive. Oggi su di loro si narra una leggenda: si dice che ogni sera a mezzanotte, gli spiriti di Eminescu e della Micle si diano appuntamento all'incrocio tra le due vie che portano i loro nomi, per trascorrere la notte assieme. Nell'eden-gioiello della capitale, c’è un altro busto da non perdere: la statua di Puškin, il poeta e drammaturgo russo confinato dallo zar a Chišinau per tre anni. In questo periodo di esilio, l'uomo perse la testa per una gitana, ma l'amore si rivelò presto impossibile.
 
Lungo la via pedonale intitolata al compositore moldavo Eugen Doga, a parlare di sentimenti è la scultura chiamata “Gli innamorati”, con una donzella che sta per raggiungere il fidanzato, in attesa di lei con un mazzo di fiori in mano. Il romantico tour tra le vie della città permette ai visitatori di conoscere nel frattempo tutti quei luoghi che fanno di Chišinau un’interessante meta turistica da un punto di vista storico: si va dalla Cattedrale dedicata alla Natività – nel periodo sovietico sede del Museo del Socialismo – con il suo grande parco, all’Arco di Trionfo, dove si trova l’unico orologio meccanico della Moldavia, tenuto in vita da un custode incaricato di farlo girare ogni giorno. Ancora, si passa dall’imponente Palazzo del Governo al Museo di Storia moldava che, inaspettatamente, ospita nel suo cortile una statua della Lupa con Romolo e Remo. Sebbene sia un po’ fuori mano rispetto al centro storico, vale la pena spingersi fino al “Cosmos Museum” in via Crângului 7. Non uno spazio espositivo classico, bensì un luogo dove i bambini sono incoraggiati a riprodurre accurati modelli di razzi, in un ambiente dove è possibile vedere una tuta pressurizzata e alcuni campioni di cibo per gli astronauti, oltre a un importante archivio fotografico sulle missioni nello Spazio.
 
Andando verso l’aeroporto, si incontra invece la seconda chiesa di legno più antica del Paese (la prima – risalente al XVII secolo – si trova a Palanca, un villaggio nella regione di Călăraşi). Il luogo di culto sorge sulla destra, appena superati i due grandi palazzi simmetrici simbolo dell’ospitalità moldava e, per questo, costruiti all’ingresso della città. Dalle visite allo shopping, per chi cerca oggetti d’artigianato, vale la pena raggiungere il mercatino dei souvenirs lungo Ștefan Cel Mare, tra la Sala dell’organo e il Teatro nazionale; o anche “il Centrale” (fermata del filobus Strada Armeniasca), frequentato solo dai moldavi e ideale per scovare cose tipiche a basso costo. Come, ad esempio, il tradizionale scialle a fiori con le frange chiamato “Broboada”. Un capo che si compra con 150 lei (7,50 euro) e che, in passato, veniva usato -se bianco- per le feste, se nero, per i giorni di lutto. Passando al gourmet, dopo il classico spuntino del viaggiatore all'ora di pranzo – magari nell’elegante pasticceria in centro “Delice d’ange” – di sera vale la pena concedersi una cena in un locale tipico, dove spesso si assiste anche a uno spettacolo folcloristico di musica e danze della tradizione.
 
Tutto questo, senza spendere più di 20 euro. A Chišinau, ad andare per la maggiore sono “La Taifas”, “Vatra Neamului”, “Salcioara” e il ristorante-museo “Roata Vremii”, dove mentre si attende il piatto ordinato, si può fare un tour tra 15 auto del periodo sovietico. Per un ambiente popolare, se si desidera mischiarsi con i moldavi, il posto giusto invece è in uno dei locali della catena “La Placinte”: i prezzi sono accessibili, i piatti tipici e le decorazioni artigianali. Tra le prelibatezze da provare, sono imperdibili le pie al formaggio, alla verza o alle patate; ancora, l’insalata di melanzane, il pane con l’uvetta e i sarmale, ovvero i tenerissimi involtini di cavolo farciti con carne trita e riso. Per dormire, in città si va dagli hotel più sofisticati agli alberghi più modesti. Ma per chi desidera qualcosa di particolare (e comodo perché centrale), il luogo da prenotare è “Zentrum Apartments” (www.zentrum.md), con uno stile a metà tra il pop e lo chic, per quello che un tempo è stato il punto di riferimento per artisti e mercanti di opere.
 
La capitale della Moldavia è solo il punto di partenza di un tour attraverso un Paese che, fino a 30 anni fa, era considerato il giardino dell’URSS. Prima destinazione da mettere in programma, per chi ha qualche giorno in più rispetto a un semplice weekend, è la Transnistria: una Repubblica oltre il fiume Nistro (eccetto che per la città di Bender) autoproclamata indipendente nel 1990, dove si può fare un tuffo nel mondo sovietico. Girovagare per Tiraspol, la capitale dello “stato che non esiste”, è un’esperienza unica: si passeggia lungo il viale principale per vedere le statue di Lenin davanti ai palazzi governativi, i murales socialisti, i tank della Seconda Guerra Mondiale, il Museo della Storia con tre memoriali e fatiscenti hotel dove si respira l’aria del regime comunista. E se ci si trova in città durante l’orario dei pasti, la tappa gourmet da provare è un ristorante ucraino che si chiama “kumaneok” e che si trova in centro. Non appena superato il confine che segna l'ingresso in Transnistria, vale la pena fermarsi a Bender, dove si trova l’antica cittadella costruita in passato dagli Ottomani e aperta al turismo solo otto anni fa. Il sito ospita un museo delle torture, una piccola moschea e un’esposizione che racconta la storia di antiche battaglie. Durante la visita, con pochi euro è possibile fare una foto in abiti d’epoca e persino sparare con la baionetta. Sempre a Bender, facendo sosta nel centro commerciale “Sheriff” alla cassa del cambio, ci si riporta a casa un curioso souvenir: le banconote e le monete locali, disponibili anche in plastica.
 
Passato il check-point presidiato dai “corpi di pace” russi e superato il ponte sul Nistro, strano ma vero, si raggiunge uno dei simboli dell’identità moldava: una tipica abitazione dei villaggi di campagna, ricca di storia e di tradizione. L’immagine della Transnistria che non ti aspetti è una casa-museo nel villaggio di Tirnauca, di proprietà della famiglia Karaman (https://www.facebook.com/Casa-Karaman-). I ricami, i tappeti, le stampe antiche e le ciambelle di pane dalle mille forme sono i protagonisti di un luogo che promette un’autentica esperienza tradizionale. La deliziosa dimora, centenaria nel 2018, conserva gli arredi della “casa mare” - la stanza grande degli ospiti - e degli altri due ambienti, la cucina e la camera da letto, dominata quest'ultima da una bellissima stufa, sulla quale è possibile dormire, proprio come si faceva una volta. Il tepore all’interno delle mura e i sapori dei piatti preparati con le conserve della cantina e con i prodotti dell’orto, sono gli ingredienti di una permanenza fuori dall’ordinario offerta dalla padrona di casa: donna Angelica. Distese di granturco, vigneti e frutteti di mele accompagnano il visitatore in quelle che sono le altre mete conosciute della Moldavia. Come Milestii Mici, le lunghissime cantine sotterranee di vino, dove si conservano ben due milioni di bottiglie. Dei 200 chilometri complessivi, i turisti possono percorrerne solo cinque (gli altri 55 sono adibiti alla vinificazione). Il luogo è pieno di fascino: profondo dai 30 agli 85 metri, preserva e custodisce Cabernet Sauvignon, Nero di Milestii Mici, Codru e molti altri prodotti, che hanno destato l’attenzione persino della Regina Elisabetta. La sua bottiglia preferita è il Purpuriu nero di Purcari, che le costa fino a 850 euro al pezzo. L’imponenza e la qualità delle cantine sono state riconosciute anche dal “Guinness World Record”, ricevuto nel 2005.

Oltre alla visita dei sotterranei (al prezzo di 10 euro), dove si trova anche una stanza segreta usata per nascondere le bottiglie, quando Gorbaciov voleva togliere ai russi il vizio di bere, è possibile prenotare anche una degustazione di vini con assaggi di formaggio. Il tutto in compagnia di due suonatori che si esibiscono a colpi di violino e canzoni tradizionali (il costo, comprensivo anche del tour, è di 18 euro). Un altro luogo insolito e interessante, soprattutto se si riesce ad incontrare il “barone” della comunità gitana, è la collina degli zingari nel nord della Moldavia, nella regione e città di Soroca. Qui, accanto a una fortezza-museo, si stagliano in tutto il loro lusso, per fare a gara di ricchezza, fantasmagoriche case in stile hollywoodiano. Ma per una gita indimenticabile, il posto giusto è Butuceni, tra villaggi di campagna e chiese rupestri nella zona archeologica di Orheiul Vechi. Un sito magico e mistico, soprattutto quando si entra nel piccolo monastero sotterraneo abitato da un vecchio eremita. La storia della grande croce di pietra che si trova sul suo tetto è legata a una leggenda. Si racconta infatti che sia stata messa lì in memoria di due innamorati che, proprio da quel punto, si lanciarono nel vuoto pur di non vivere separati (il padre di lei non aveva dato la benedizione al loro amore). Ed è ai piedi di questa collinetta, che si sviluppa un tipico paesino moldavo abitato da vignaioli e contadini. Per assaporare tutta l’autenticità del posto, basta prenotare vitto e alloggio presso l’Eco-resort Butuceni che, nel corso della giornata, organizza diverse attività per i suoi ospiti. Come, ad esempio, imparare a cucinare i piatti tipici, raccogliere la frutta, mungere le mucche la mattina presto e, la sera, lavorare a uncinetto davanti alla stufa a legna. Alcune informazioni utili: per contattare delle agenzie turistiche locali, si può consultare il sito di Solei Tur (http://solei.md) oppure di Ways Travel (http://www.ways.md/index.php); per una guida che parla italiano: https://www.facebook.com/guida.moldava/.
 
 
 
 
 
 
 
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